Gli indiani d’america sono un grande popolo, saggio, con uno speciale rapporto con la natura e il proprio essere interiore.
I nostri bambini soffrono di iperattività, hanno spesso disturbi dell’ attenzione, non ascoltano le risposte mentre pongono sempre troppe domande (chi non ha mai subito la fase del “perché” di qualche bambino?).
Dalla loro crescita ed educazione dipende tutta la nostra società… ma quale esempio diamo? Come è meschino il comportamento dei personaggi fei vari talk show televisivi o delle tribune elettorali rispetto al modo di comunicare dei veri americani ?
Il silenzio è un bene interiore che possiamo ottenere, è un nostro diritto… com’è un nostro diritto la pace, la serenità e la realizzazione del Sè. Perché non desiderarlo?
Si insegnava ai bambini a restare seduti immobili e a prenderci gusto. Si insegnava loro a sviluppare l’olfatto, a guardare là dove, apparentemente, non c’era nulla da vedere, e ad ascoltare con attenzione là dove tutto sembrava calmo.
Un bambino che non può stare seduto senza muoversi è un bambino sviluppato a metà.
Noi respingevamo un comportamento esagerato ed esibizionista poiché lo giudicavamo falso. Un uomo che parlava senza pause era considerato maleducato e distratto.
Un discorso non veniva mai iniziato precipitosamente né portato avanti frettolosamente.
Nessuno poneva una domanda in modo avventato anche se fosse stata molto importante.
Nessuno era obbligato a dare una risposta. Il modo cortese di iniziare un discorso era di dedicare un momento di silenzio a una riflessione comune.
Anche durante i discorsi facevamo attenzione a ogni pausa, nella quale l’interlocutore rifletteva.
Per i Dakota, il silenzio era eloquente. Nella disgrazia come nel dolore, nei torbidi momenti della malattia e della morte, il silenzio era prova di stima e di rispetto. Era così quando ci capitava qualcosa di grande e degno di ammirazione.