Gli indiani accendevano stoppie o sterco di bisonte e quando il fuoco partiva lo coprivano parzialmente con erba o frasche verdi; poi le fiamme venivano soffocate con una coperta finchè quest’ultima non veniva improvvisamente tolta dal fuoco.
Con le colonne di fumo che si alzavano era possibile inviare notizie ad una tribù anche attraverso la grande prateria.
In base a quanto tempo la coperta rimaneva sulle fiamme gli indiani creavano forme diverse di colonne di fumo e con questo metodo inviavano i loro messaggi.
Il fuoco veniva alimentato in continuazione e la coperta fungeva da oggetto segnalatore, era grazie a come veniva usata, sventolata sopra le fiamme o lasciata sul fuoco che i messaggi venivano realizzati.
Oltre a questo mezzo di comunicazione, l’Indiano usava i segnali eseguiti con le coperte, quelli determinati dal movimento del cavallo e del cavaliere, quelli con gli specchi. Tutti questi mezzi erano talmente collaudati e conosciuti dalla gran parte delle tribù indiane che si potevano trasmettere informazioni importanti e ben dettagliate senza emettere un solo suono.
Si poteva comunicare, ad esempio, la distanza e la consistenza di una mandria di bisonti facendo muovere il cavallo in determinate direzioni e con precise mosse.

Ancora segnali di fumo
Anche gli Americani adottarono i linguaggi muti degli Indiani delle pianure, non solo per comunicare con i Nativi, ma anche per «parlare» tra di loro, quando la distanza o la situazione non permettevano scambi di informazioni a voce o per iscritto.
Non solo.
Molte denominazioni geografiche portano ancora oggi nomi indiani: valga per tutte l’esempio di molti Stati americani che hanno nome indiano come, ad esempio, Oklahoma «il popolo rosso», Missouri «il grande fiume», Mississippi «il grande fangoso», Texas «amici», Idaho «salve», e molti altri ancora.